Tingere secondo natura


Con Ilaria, tra i gesti e i tempi lenti del suo quotidiano

Quando Ilaria parla del suo lavoro i suoi occhi color indaco si illuminano, come se quel colore, così difficile da ottenere, l’avesse scelta molto prima che lei scegliesse lui.

La sua storia comincia da lontano, da quando, bambina, camminava tra le piante con naturalezza, in quel bosco che sembrava casa. Anzi, era casa. È cresciuta in un ambiente, ai piedi del Monte Bianco, in cui la natura non è un concetto, ma una presenza quotidiana. La montagna, i prati, gli alberi: tutto parlava un linguaggio che lei comprendeva e che ha influenzato profondamente il suo modo di vivere.
«Alle medie mi ricordo che abbiamo fatto una gita con la Forestale, qua dietro Morgex, e questa persona ha iniziato a spiegarci cose di piante, di fiori. Una volta tornata a casa, ho detto: “Io voglio fare questo!”»

E alla fine, in un certo senso, è andata proprio così.

All’università ha studiato biologia vegetale, portando poi avanti incarichi legati al mondo della ricerca. Dodici anni fa, la scintilla: un corso di tintura vegetale di tre giorni a Valgrisenche e uno a Milano. Giornate intense, tra uscite in natura e lezioni teoriche. Ma era un momento di vita – con l’arrivo dei figli – in cui il tempo per se stessa era poco.

Così, la tintura è rimasta lì, in silenzio. Come un seme sotto la neve.
Solo che i semi, se hanno buona terra e pazienza attorno, prima o poi germogliano.

Appena ha potuto tornare a dedicarsi al suo tempo, Ilaria ha ripreso in mano quel sapere. Alcuni libri sono stati guida, altri solo ispirazione. Poi sono arrivati nuovi corsi, più brevi ma mirati. E pian piano, la sperimentazione è diventata più sicura, più costante. I colori, sempre più stabili. Così, dalle prime prove per creare dei campioni, si è ritrovata a tingere intere matasse di lana.

La svolta è arrivata a marzo 2020, con il primo lockdown. Bloccata in casa, la mente ha iniziato a cercare idee per evadere. A quel punto era già tutto pronto: una piccola produzione, un corso per imparare a gestire i canali social, un logo.
«Avevo paura – mi confida – non sapevo come sarebbe stata accolta l’idea. Poi però mi sono detta: “Ma sì, proviamoci”».
Così ha iniziato a raccontarsi sulle sue pagine, con sincerità e passione. E le persone hanno ascoltato. Hanno accolto con interesse.

Da allora ha scelto di dedicarsi completamente alla tintura naturale, mantenendo attiva solo la collaborazione con la Maison des Anciens Remèdes, dove ancora oggi si occupa di attività culturali e divulgative.
Tinge principalmente filati di lana, creando matasse che vende direttamente o trasformandole in accessori e capi realizzati ai ferri, grazie all’insegnamento delle nonne.

All’inizio ha utilizzato erbe spontanee, fiori e piante raccolte durante le passeggiate nei dintorni di casa. Poi, a poco a poco, si è fatta strada l’idea di un orto tintorio, per avere più continuità. In inverno, le prime coltivazioni crescevano sotto luci artificiali, tra lampade e timer. Finché un giorno, guardando fuori dalla finestra, si è chiesta perché non affidarsi direttamente alla natura: dopotutto, nonostante il freddo, le piante crescevano lo stesso, e in primavera i fiori tornavano a sbocciare.

Così ha iniziato a seminare direttamente in terra cosmos, tagete, coreopsis e molte altre varietà.

Tra le tecniche che ha appreso e che utilizza, ce n’è una che la rappresenta in modo particolare: quella dei vasi solari, che sfruttano il calore del sole – anziché il fornello – per estrarre il colore dalle piante. Un metodo lento, essenziale, che segue i tempi della natura. Ma soprattutto, una scelta etica, prima ancora che tecnica.

L’unico passaggio davvero complesso? L’indaco. Appunto.
«Una volta una persona mi ha detto: “Per capire se è un bravo tintore, accertati che abbia i blu”».
Ottenere un colore blu duraturo con sole sostanze naturali richiede esperienza, pazienza e precisione. Tanto che Ilaria ha frequentato un corso dedicato esclusivamente a quel pigmento, imparando a selezionare con attenzione estrema i materiali di partenza.

La soddisfazione più grande? Esporre nell’Atelier della Fiera di Sant’Orso.
«Di solito è riservato ai maestri artigiani, quelli più riconosciuti. Ho iniziato partecipando alla Foire d’Été e quest’anno, a gennaio, sono stata riconfermata. Per me è stato un traguardo importante».

E se le chiedi se rifarebbe tutto da capo, sorride.
«All’inizio pensi: “Ma chi me le compra tutte ‘ste matasse?” Poi scopri che c’è un mondo che cerca esattamente quello che tu stai facendo, e che effettivamente c’è un riscontro: la gente che ti fa i complimenti e che apprezza quello che fai».
Insomma, la paura iniziale era solo un passaggio.

Io, che l’ascolto, penso ancora a quell’indaco. E a come, certe volte, i colori sappiano raccontare meglio delle parole il carattere di una persona.
Ilaria è come il suo blu: autentico.

Se volete seguirla nelle sue attività, partecipare ai suoi laboratori o acquistare le sue lane, la trovate qui:

Fiori, fili e colori